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La suprema Corte di Cassazione si esprime sul piano di ammortamento alla francese nei mutui a TASSO FISSO

L’ordinanza della Cassazione “salva” le banche ma solo per i mutui a tasso fisso con determinate caratteristiche 

È stata pubblicata proprio ieri l’ordinanza della Cassazione sulla richiesta del Tribunale di Salerno e riferita alla possibile indeterminatezza di un mutuo a tasso fisso.  

I commenti e gli articoli che si stanno pubblicando tendono tutti ad enfatizzare il fatto che la Cassazione ha salvato le banche ma, come sempre, la lettura superficiale non rispecchia completamente la realtà.  

In effetti, la Cassazione ha emesso un principio di diritto importante ma che riguarda soltanto una categoria di mutui che a loro volta possiedono determinate caratteristiche. Tutti gli altri contratti di mutuo non rientrano in questa ordinanza.  

Per essere più precisi, l’ordinanza riguarda i soli mutui a tasso fisso e rata costante cui è allegato il piano di ammortamento con l’indicazione, per ogni rata, dell’importo della rata, della quota capitale e della quota interessi.  

Non rientrano in questa ordinanza: tutti i mutui a tasso variabile, tutti i mutui con rata variabile, tutti i mutui che hanno un piano di ammortamento allegato in cui non sono precisamente indicati gli interessi per ogni rata, tutti i mutui a tasso fisso dove non è allegato un piano di ammortamento completo con tutti i dati sopra elencati.  

Inoltre, la Suprema Corte di Cassazione si è espressa, e non poteva fare altrimenti, esclusivamente sull’indeterminatezza e sull’indeterminabilità dei mutui a tasso fisso e specificamente: “mutui a tasso fisso, con rimborso rateale del prestito regolato da un piano di ammortamento ‘alla francese’ di tipo standardizzato tradizionale”. In questo modo, l’ordinanza non si può estendere alle altre tipologie di mutuo per cui, oltre alle altre eventuali illegittimità, resta anche la possibile indeterminatezza.  

Nell’ordinanza il principio di diritto è chiaro: “…non è causa di nullità parziale del contratto la mancata indicazione della modalità di ammortamento e del regime di capitalizzazione ‘composto’ degli interessi debitori, per indeterminatezza o indeterminabilità dell’oggetto del contratto né per violazione della normativa in tema di trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti tra gli istituti di credito e i clienti”.  

La Cassazione ha, in qualche modo, seguito la tesi delle banche in cui si afferma che la formula “tipo standardizzato” sarebbe l’unica universalmente utilizzata per sviluppare i piani di ammortamento. Questa affermazione diventa condivisibile nel momento in cui si specifica, come ha fatto la Cassazione, che il costo effettivo del finanziamento si può comunque desumere da una semplice sommatoria degli interessi, rata per rata, indicati nel piano di ammortamento.  

Ovviamente, queste valutazioni non sono più valide nel momento in cui il piano di ammortamento non elenca esattamente e, per tutte le rate, la quota interessi di ogni rata. Quota che evidentemente non deve essere destinata a modificarsi nel tempo in dipendenza delle variazioni di mercato e/o di parametri variabili.  

Vi sono poi, all’interno dell’ordinanza, diversi passaggi molto tecnici che in questo articolo non esamineremo specificamente proprio perché potrebbero generare confusione nel lettore inesperto. Tuttavia, è utile dirlo, le ulteriori valutazioni contenute nell’ordinanza aprono strade importanti per consentire il recupero dei maggiori interessi pagati e conseguenti al regime di capitalizzazione applicato dalle banche. 

Per saperne di più sull’ordinanza in questione, clicca qui.

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