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Tribunale di Bergamo: Una nuova sentenza favorevole a chi possiede un mutuo

Il Tribunale di Bergamo condanna la banca e riduce il debito residuo del mutuatario di oltre 110.000 euro!

Una nuova ultimissima sentenza emessa dal Tribunale di Bergamo conferma quello che ormai è diventato un orientamento diffuso di tutta la magistratura italiana.

La storia è questa: il contraente dopo avere sottoscritto e rinegoziato un mutuo non riesce a pagare le rate. La banca allora propone un precetto nei confronti del mutuatario che si oppone e gli avvocati contestano alla banca le seguenti diverse irregolarità contrattuali:

  • l’indeterminatezza del tasso di interesse pattuito;
  • la presenza di anatocismo (calcolo di interessi su interessi) nel piano di ammortamento;
  • il superamento della soglia usura;
  • la nullità del mutuo per mancanza di causa;
  • l’invalidità della garanzia ipotecaria.

Le eccezioni proposte dagli avvocati, come si vede sono molte ed articolate ma certamente non tutte fondate. Senza entrare nel merito giuridico della sentenza possiamo affermare che il giudice ha emesso una sentenza corretta accogliendo l’eccezione di indeterminatezza del tasso di interesse e non accogliendo tutte le altre richieste. Nella realtà ormai praticamente tutti i Tribunali italiani concordano sul fatto che se nel contratto viene indicato solo ammortamento alla francese”, questa definizione non è sufficiente a specificare completamente e correttamente come deve essere sviluppato il piano di ammortamento.

Cerchiamo di spiegarlo in maniera semplice.

Il piano di ammortamento si può definire come il calendario dei pagamenti – rate – che il mutuatario deve eseguire nel tempo per restituire alla banca il capitale prestato e gli interessi dovuti.  Nei piani di ammortamento viene indicato l’importo della rata e per ogni rata qual è l’importo degli interessi e quanto capitale viene restituito. In ogni rata la parte di capitale e la parte di interessi è sempre diversa perché gli interessi si calcolano ogni mese sul capitale che resta da pagare. Per calcolare l’importo della rata si deve utilizzare una formula di matematica finanziaria ed attuariale e il problema deriva proprio da questa formula. Infatti le formule che si possono utilizzare sono diverse. Proprio così la matematica prevede diverse formule ognuna delle quali fornisce ovviamente risultati diversi e produce maggiori o minori interessi da pagare.

E quindi, se ci sono diverse formule che producono un totale di interessi diverso e non viene specificato quale formula è stata utilizzata, appare evidente che il contratto è indeterminato.

Tutte le altre eccezioni non trovano riscontro nell’orientamento giurisprudenziale e probabilmente gli avvocati potevano evitare di proporli. La conseguenza di questo eccesso di richieste ha fatto si che il giudice alla fine della sentenza ha deciso di compensare le spese tra le parti invece di farle pagare tutte alla parte che ha perso. In questo caso la banca.

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